ANNA MARIA MENCOBONI AMBASSADOR DI CORSA PER LA MEMORIA 2021 - Corsa per la Memoria
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ANNA MARIA MENCOBONI AMBASSADOR DI CORSA PER LA MEMORIA 2021

ANNA MARIA MENCOBONI AMBASSADOR DI CORSA PER LA MEMORIA 2021

Mi chiamo Anna Maria Mencoboni, ma tutti mi conoscono come Chicca e per quanto possa sembrare banale me lo sento più mio per ragioni personali molto profonde. Ho 53 anni e Sono affetta dalla nascita da retinite pigmentosa e grave ipoacusia bilaterale (Sindrome di Usher). Sono laureata in Giurisprudenza ed avevo iniziato il percorso in magistratura poiché avevo una missione da compiere: diventare magistrato nella lotta alla mafia. Ma non avevo fatto i conti con la vita e sono dovuta scendere dal treno che non passò più.

Ma io magistrato lo sono dentro ancora oggi anche se in forma diversa. I valori e le tensioni morali le porto ogni giorno nel lavoro che svolgo con grande passione perché per me questo è ciò che conta. Non importa quale lavoro si svolga ma è necessario farlo con amore e senso del dovere. Nel 2012 ho vinto il Premio Speciale del Presidente della Repubblica ad un concorso letterario con “Lettera a Giovanni Falcone” : non sono una scrittrice e quelle pagine sono di una semplicità disarmante ma forse ha colpito la verità delle mie parole.

Fu come essere investita di una missione, la mia.

Da quel giorno iniziai il mio pellegrinaggio di cittadina nelle scuole per raccontare la legalità e la mafia. I giovani proprio perché ancora puri nel pensiero e nell’animo rappresentano una grande risorsa e nel momento in cui comprendo dalle loro domande e dagli scritti che mi mandano che sono riuscita a far germogliare dentro di loro la piccola pianta della legalità, è in quel momento che mi sento completamente appagata e serena. Perché si può sempre scegliere da che parte stare. La strada è una sola da percorrere a testa alta.

Sono un’atleta paralimpica ed anche se ho iniziato a 47 anni ho raggiunto traguardi inimmaginabili: 7 titoli italiani indoor e 7 outdoor.

I giovani per fortuna crescono e l’obiettivo è riuscire a salire ancora sul podio. Come ogni atleta degno di questo nome ho inseguito la maglia azzurra senza mai afferrarla: ho conseguito il minimo per gli Europei nei 400 mt e per i Mondiali nel long jump ma la convocazione non è mai arrivata.

Nel mondo paralimpico è tutt’altro che scontata e le dinamiche sono purtroppo complesse.

Siamo ATLETI prima di tutto, la disabilità è una caratteristica. La soddisfazione è sempre grande poiché le mie avversarie hanno dai 17 ai 25 anni poiché siamo suddivisi per categoria di disabilità. E’ difficile far capire quanto sia complicato trovare la sintonia del gesto atletico sino a raggiungere una sorta di simbiosi: l’atleta guida non è un semplice accompagnatore ma corre con me attraverso un cordino e quindi per arrivare ad avere una sintonia totale ci vuole un allenamento costante e si parla di due ore al giorno come minimo. In una gara di velocità ancor di più la coordinazione è essenziale poiché entrambi siamo sui blocchi e legati. Io non mi risparmio mai e sono anche molto critica con me stessa: lavorare a testa bassa per migliorare sempre.

Ma non sono abituata a cercare alibi o giustificazioni per prestazioni non ben riuscite. Anzi credo che le sconfitte così come gli errori siano necessari per cercare sempre uno stimolo per migliorare come atleti e crescere come persona. Si creano legami importanti con le guide, improntati al rispetto reciproco, all’ascolto e alla condivisione di emozioni e obiettivi. La guida diventa i miei occhi e la mia fiducia deve essere totale ancor di più in una gara dove ci sono curve :i comandi sono essenziali ma fondamentali per raggiungere un buon risultato.

Dopo ogni gara Si ritorna in pista senza clamore, a lavorare senza averne mai abbastanza di correre e saltare. E’ la mia linfa vitale. E’ la vita stessa che scorre e trasporta e che amo in ogni sfumatura e colore. E’ il sogno che non muore mai, quella fiammella che arde sempre, non offende né limita la libertà altrui. E’ quel punto dell’ orizzonte dove cielo e mare si incontrano e il mio sguardo si perde. Per me la pita è la GIOIA. Non mi fermano la pioggia, il vento, il freddo pungente. Né il caldo soffocante d’estate. Anche se ci sono giorni in cui avevo le gambe distrutte dalla fatica, i polpacci doloranti. Ma il senso di libertà assoluta che provo correndo è impagabile e va oltre il sacrificio, la fatica e il sudore. Corro perché mi sento viva, mi lancio nel vuoto e mi sorregge il vento. Corro contro i pregiudizi e i tabù che ancora annebbiano la mentalità ottusa delle persone. Corro per gridare ai giovani che certo, vivere con un handicap non è semplice, anzi, molto dura.

Ci sono giorni in cui vorresti urlare, piangere, tirare sassi lontano come a volersi scrollare di dosso “il problema”. Ma è un valore aggiunto, un modo più intenso di vivere la nostra esistenza, di amare. Non ci si può arrendere, mai. LA VITA. Questa sconosciuta che ti accoglie, ti abbandona, ti riprende, ti affida, ti ama, ti sbatte contro il muro ma ti tende una mano e ti rialza guidandoti nel buio verso la luce. Perché la vita è adesso.

Cosa ti ha spinto a partecipare alla corsa?

La forza delle idee, la spinta delle tensioni morali che da sempre mi animano, il rispetto profondo ed il legame indissolubile con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Che messaggio vorresti lasciare?

“Purtroppo i giudici possono agire solo in parte nella lotta alla mafia.

Se la mafia è un’istituzione antistato che attira consensi perché ritenuta più efficiente dello stato, è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando giovani alla cultura dello stato e delle istituzioni”

Paolo Borsellino

La LEGALITA’ deve essere insita in ognuno di noi, fare parte del pensiero dell’uomo ed essere il risultato del suo agire.

LEGALITA’ in questi anni e’ stata una parola della quale sin troppi hanno abusato, per scopi personali di mera visibilita’ pubblica.

La vera antimafia non sempre ha bisogno di “urlare”, scalpitare o scendere platealmente in piazza.

Spesso e’ silenziosa ma agisce in concreto per migliorare la qualita’ della vita.

Legalità è la nostra Costituzione: il più formidabile dei testi antimafia. Le mafie e ciò che le alimenta – l’illegalità, la corruzione, gli abusi di potere – si sconfiggono solo costruendo una società più giusta.

Legalità è speranza. E la speranza si chiama “noi”. La speranza è avere più coraggio. Il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati: quello di rispondere alla propria coscienza.

MESSAGGIO PER I GIOVANI:

Oltre alle mie idee ce ne sono tantissime altre, cercatele a scuola, a

casa, oppure al circolo o alla parrocchia se li frequentate. Siete in una fase decisiva della vostra vita, state imparando a ragionare con la vostra testa, per cui ascoltate tutti, confrontate le opinioni di tutti e poi decidete con la vostra testa. È questo che vi può fare forti.

Legalità è osservanza delle norme, rispetto delle regole. Ma cosa servono le regole? La regola che incontriamo più frequentemente è il semaforo. Lo rispettiamo in primo luogo perché c’è (fattore oggettivo: la regola esiste) e per paura della sanzione, ma anche per altri motivi, ad esempio per evitare danni a noi e agli altri e la qualità della nostra vita ne risentirebbe. Senza regole la qualità della nostra vita può subire un grave deterioramento.

Se non ci fossero, prevarrebbe la legge della giungla, dei prepotenti e dei prevaricatori. Di tutti coloro che approfittano della debolezza umana e la sfruttano a loro vantaggio.

Grazie Anna Maria Mencoboni per questa forte e profonda testimonianza e per essere nostra Ambassador.